Centro Naturalista Italiano

 

 

 

 

 

BIONUTRIZIONE

 

 

 

 

 

Digestione scorretta

 

 

 

 

 

la digestione corretta delle proteine deve produrre delle feci inodori,

non accompagnate da gas

 

 

 

 

Può derivare da varie cause. La sovralimentazione è tuttavia la causa più frequente nelle civiltà industrializzate. L’organismo non può portare a termine la digestione di grandi quantità di proteine di vario genere, ingurgitate per di più in associazioni incompatibili. Evidentemente, le persone che dispongono di una grande riserva energetica possono illudersi, per qualche tempo, di digerire bene le proteine. Ma molto spesso questa energia si affievolisce, soprattutto quando le persone invecchiano e appaiono i disturbi dovuti alla cattiva digestione delle proteine. A prescindere anche dal normale stato energetico degli individui, talune situazioni particolari tendenti a ridurre la riserva energetica, sono causa di mal digestione proteica.

 

Fra queste citiamo gli stress fisici, dovuti al lavoro e allo sport. Gli stati emotivi eccessivi (ansietà, timori, preoccupazioni…) sono ugualmente temibili.

 

Certe conseguenze di situazioni patologiche, quali il dolore, la febbre ecc. si oppongono alla digestione corretta degli alimenti, soprattutto proteici. Questa scorretta digestione delle proteine, anche se è frequente nelle società evolute, non può essere considerata normale.

 

Il risultato della digestione anormale delle proteine è il fenomeno della putrefazione che si sviluppa nell’intestino crasso, producendo dei gas putridi, dalle feci nauseabonde, talvolta liquide, talvolta dure, talvolta a forma di sassolini (caprina).

 

Quando questa situazione si prolunga nel tempo non è raro che si manifestino dei sintomi acuti o cronici come feci sanguinolente, emorroidi o coliti, cancro del colon.

 

La digestione corretta delle proteine deve produrre delle feci inodori, non accompagnate da gas.

 

La putrefazione delle proteine è pericolosa per l’organismo in quanto, anziché fornire aminoacidi genera pericolosi veleni, quali il solfito di idrogeno, l’acido fenilpropionico, l’indolo, lo scatolo, il fenolo, l’alcool, l’acido acetico e altri prodotti di digestione delle proteine (ptomaine, leucomaine).

 

Tutti questi veleni contribuiscono ad accrescere la tossiemia esogena dell’organismo perché, se effettivamente una parte importante di questi veleno è riversata nelle feci, un’altra parte, talvolta considerevole, è assorbita, intossica l’organismo e si ritrova in seguito, secreta nelle urine.

 

Queste proteine che si putrefanno, non soltanto intossicano l’organismo ma inoltre non gli apportano nessun vantaggio. Esse non sono partecipi del bilancio azotato se non per sottrarre energia. Inoltre l’innescarsi della putrefazione distrugge gli apporti minerali e vitaminici.

 

Bisogna dire ancora che noi condanniamo il ricorso a prodotti vari e sali alcalini tendenti a ridurre gli effetti della putrefazione proteica. Un tale espediente, infatti non fa altro che mascherare la realtà, e non può essere considerato come un mezzo per risolvere il problema della digestione scorretta delle proteine.

 

Si spendono miliardi in medicine per compensare gli effetti disastrosi della putrefazione proteica ma a nessuno viene in mente di rimettere in discussione la natura stessa delle cattive abitudini alimentari.

 

Il rispetto delle associazioni alimentari compatibili ci sembra la prima regola da osservare, quali che siano poi le altre difficoltà che dobbiamo affrontare, per ottenere una corretta digestione  proteica.

 

Anche quando la loro vita è resa infelice dalle incresciose abitudini alimentari la maggior parte delle persone alle quali si prospetta di nutrirsi tenendo conto delle compatibilità alimentari, si oppongono al cosiddetto sconvolgimento, indotto dalla osservanza di queste regole elementari di nutrizione. Esse dichiarano che preferiscono “vivere bene” e ricorrere alle medicine per annullare gli effetti dei loro sintomi.

 

Non riescono a vedere alcuna apparente relazione fra il loro modo di vita e il loro stato di salute. Fino a che la realtà delle conseguenze di una cattiva alimentazione non sarà capita ed ammessa, sarà difficile rimediare realmente e in modo duraturo agli effetti disastrosi della putrefazione.

 

 

 

 

 

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