Centro Naturalista Italiano

 

BIONUTRIZIONE

 

Il Sale

 

 

 

LA DIETA

 

 

 

 

L’attuale alimentazione umana, viene arricchita di sodio ed impoverita di potassio, sia con la raffinazione che con la cottura. È una scelta che mette in discussione le leggi fondamentali della vita.

 

 

Come voler andare contro natura, contro la salute stessa.

 

È una logica, che mette in discussione le leggi naturali. Da circa 5.000 anni l’uomo è passato da una dieta con più potassio rispetto al sodio (rapporto di 1 a 16), ad un’attuale che lo diminuisce drasticamente.

 

Tale scelta, ha un prezzo alto. Sperimentalmente sono stati osservati dei topi alimentati con alto valore di sodio, comparabile ad una dieta media dei cittadini Americani (USA). A 40 settimane, paragonabili a 64 anni di vita umana, si sono riscontrate serie lesioni renali.

 

Con una dieta pari all’8% di sodio le lesioni causarono una ridottissima filtrazione renale, pari all’81% circa dal normale, corrispondente a quella del nord del Giappone. Rilevata nei ratti si riscontrò un accorciamento della vita di 8 mesi (morti da ictus), paragonabile ai 32 anni di vita umana.

 

Pertanto, salute e lunghezza della vita, sono concatenate alla diretta proporzione del sale che si utilizza come alimento.

 

Abitualmente, il sale viene impiegato nella conservazione dei cibi, grazie alla sua grande funzione battericida. Non va, che venga utilizzato per dare gusto all’alimento, mascherando ed alterando il sapore naturale, come mangiare un altro cibo. L’uomo peraltro necessita di cibi a gusto forte, o dolce, in funzione allo stato psicologico che vive.

 

Le persone carenti d’affetto tendenzialmente cercano cibi dolci, quelle di “basso carattere”, cercano alimenti piccanti per compensare inconsciamente, la loro debolezza, fragilità, insicurezza. Le persone equilibrate non sono inclini né per uno né per l’altro gusto: apprezzano la vita nella loro naturalezza.

 

Gli occidentali, in genere, preferiscono alimenti ricchi di sale. C’è chi lo tollera e viene definito “sodio resistenti”, mentre altri “sodio sensibili”, nella maggioranza sono sofferenti di ipertensione.

 

I “sodio sensibili” tendono a trattenere il sodio, ingrossandosi e sviluppando uno stato di ipertensione arteriosa visiva od occulta: questi sono gli obesi. I “sodio resistenti” riescono a contenere il peso del corpo ma spesso, soffrendo di disturbi renali.

 

Come vengono distinti i “sodio sensibili” dai “sodio resistenti”. I “sensibili” sono coloro a cui in seguito ad una assimilazione di sodio compresa tra i 200 e 400 mg/gg, per una durata variabile dai 10 ai 30 giorni, si riscontra un rialzo di pressione arteriosa pari a 10 mmHg (10 millimetri di mercurio). I soggetti in cui tale evento non si riscontra, vengono definiti “sodio resistenti”.

 

È stato riscontrato che le persone di razza nera, i maschi e le persone anziane, sono i più sensibili al sodio. Secondo ricerche svolte da Weinberger dell’Università di Indianopolis, il 26% delle persone americane hanno una pressione arteriosa che rientra nella norma; mentre il 58% degli ipertesi sono “sodio sensibili”, a rischio di morte prematura causata da malattie cardiocircolatorie. Il “sodio sensibile” è tendenzialmente predisposto ad una mortalità precoce, al dì là dello stato ipertensivo.

 

Il prolungato ed eccessivo consumo di sodio è stato messo in relazione alla patogenesi dell’ipertensione arteriosa in soggetti “sodio sensibili” da “Gleibermann nel 1973; da Tobian nel 1979; da Swales nel 1988”.

 

L’abuso del sale, reca danni a tutte le cellule del corpo umano ed in altri mammiferi quali topi,  cani, gatti, anche se quest’ultimi dimostrano più resistenza.

 

Nelle persone “sodio sensibili” oltre che generare aumento di peso e depressione arteriosa, reca danno a funzioni come l’intelligenza, la concentrazione mentale, la memoria, lo stimolo sessuale, la forza muscolare, la resistenza alla fatica, la capacità visiva (abbassamento della vista, annebbiamento, miopia, ipermetropia, presbiopia, cataratta ecc.), funzioni che vengono messe a repentaglio dall’abuso, perché il sodio possiede una evidente azione vasocostrittrice e fortemente idrofila.

 

 

Un grammo di sodio trattiene 270 cc. di acqua

 

 

L’eccedenza di sodio sposta il potassio compromettendo la sintesi dell’energia utilizzata nei processi metabolici che si svolgono nelle cellule.

 

 

Il sale da cucina è costituito per il 60% da cloro e per il 40% da sodio.

 

 

L’eccesso di sodio assimilato entra in rivalità con il potassio nelle reazioni necessarie per la produzione di energia provocando l’eliminazione attraverso le urine non solo dello stesso, ma anche del magnesio, con stati conseguenti di stanchezza e ridotta resistenza alla fatica.

 

“Dustan” evidenzia, che un eccesso di soli 1,2 g di sodio alla settimana, determina un accumulo  liquido di un litro alla settimana. Il sodio, tramite scambio con il calcio, genera una mancata vascolarizzazione riducendo la viscosità sanguigna e peggiorando tutte le funzioni corporee.

 

 

Un continuo abuso di sodio favorisce invecchiamento precoce e calcinosi arteriosa e renale

 

 

Secondo studi Giapponesi, l’abuso di sodio dell’8%, provoca una riduzione dei capillari del cuore da 4.529 a 1.276 per millimetro quadro (meno 3.253 circa il 72% non attivi), mentre la massa del ventricolo sinistro aumenta da 2,64 g a 4,51 g (il 42% circa).

 

 

 

 

 

 

 

 

L’eccesso di sale porta ad uno spreco di energia proporzionabile all’abuso.

 

 

Per maggiore chiarezza nel consumo, vediamo questi valori:

 

Un quarto di cucchiaino da caffè di sale contiene             500 mg di sodio

Mezzo cucchiaino da caffè ne contiene             1.000 mg di sodio

Tre quarti di cucchiaino da caffè ne contiene    1.500 mg di sodio

Un cucchiaino da caffè ne contiene                              2.000 mg di sodio

 

La quantità di sodio, generalmente viene espressa in “equivalenti” (mEq). Un mEq corrisponde a 23 mg dello stesso.

 

Il contenuto medio nel corpo di un maschio adulto è pari a 4 mEq, corrispondenti a 92 mg; mentre 1,5 mEq pari a 34,5 mg si trovano nelle ossa.

 

 

Il sodio viene assorbito con molta facilità nel tratto distale dell’intestino tenue e nel colon

 

 

Il rene di una persona adulta tenta di regolarne l’espulsione in eccesso in funzione alla necessità, che si aggira attorno allo 0,5 (10% del carico filtrato). Inoltre, ci sono delle perdite tramite le feci ed il sudore che si aggira attorno al 7%.

 

 

CONTENETE L’USO DEL SODIO, QUELLO IN ECCESSO FA SOLO DANNO

 

 

La carenza di sodio, non si riscontra nemmeno negli alimenti a basso contenuto!

 

Parecchio, si trova nel pane, pertanto si consiglia di richiedere quello“sciapo”, senza sale aggiunto, largamente diffuso in alcune regioni italiane.

 

Alle persone sofferenti di ipertensione, insufficienza cardiaca ed ai “sodio sensibili”, si consiglia di attenersi a minimi dosaggi; nei casi gravi ridurlo a 0,2 g al giorno.

 

In funzione alla ricerca sostenuta dallo “Studio Intersat” su 10.079 persone in 52 punti di 32 Paesi è stato rilevato che la diminuzione dell’assimilazione di sodio pari a 2,3 g/gg ha riscontrato un calo della pressione sistolica di 9 mmHg (millimetri di mercurio). Ciò evidenzia una diminuzione della mortalità coronaria del 16%, una riduzione per ictus del 23 % e di quella  generale del 13% (fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità). Con la riduzione del sodio è stata riscontrata una sensibile riduzione del tasso di colesterolo ematico.

 

 

 

 

 

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