Centro Naturalista Italiano

 

BIONUTRIZIONE

 

Dieta ragionata

 

 

 

QUALCHE CHILO IN PIU’

 

 

 

 

Nella società civilizzata, l’eccesso ponderale è solitamente uno degli elementi più combattuti. Spesso, il troppo peso obbedisce a ragioni organiche, anche se nella maggioranza dei casi, è il risultato di meccanismi complessi che l’inco­nscio dell’individu­o converge nel mangiare come in una specie di ansiolitico.

 

Non è certo il mangiare, la panacea che fa sparire l’angosc­ia, al contrario, la aumenta... come pure il peso. Ma non è il peso l’unico conflitto che l’essere umano ha con il proprio corpo, ne esistono di più gravi e maggiormente difficili da affrontare e risolvere. È proprio qui, che con “la Bionutrizione” cerchiamo di lavorare assieme, coscienti che lo schema corporeo non è solo l’immagine che uno elabora del proprio corpo, ma anche ciò che uno crede che gli altri vedano di lui. È da questa seconda prospettiva di natura socioculturale, che nascono i veri problemi.

 

Nella misura in cui si prende coscienza di noi stessi, è possibile trovarci in disaccordo con il proprio aspetto fisico e con l’immagine che esso offre agli altri. In alcuni bambini per esempio, si può riscontrare il rifiuto a portare gli occhiali, nell’adolescente all’acne tipica dell’età e via dicendo.  

 

In qualsiasi momento della nostra vita, possiamo avere ­la sensazione di essere poco graditi ma è importante non lasciarsi coinvolgere da ciò, in quanto l’accettazione della propria immagine fa parte della nostra maturità. Si può asserire che nella misura in cui una persona è matura, migliori gradualmente il rapporto con il proprio corpo, fatto che a sua volta, aiuta ad equilibrare sé stessa.

 

Spesso “qualche chilo in più”, “accade” per compensare la mancanza di affetto con un altro elemento fondamentale per la vita: il cibo.

 

La predisposizione ad ingrassare spesse volte nasce nell’infanzia. Gli stretti rapporti esistenti fra psicologia e “peso” sono stati messi in luce soprattutto dalle ricerche psicoanalitiche; fu Sigmund Freud a rivelare per primo la stretta connessione esistente fra bocca e apparato gastrointestinale in genere, e tipo di affettività-personalità.

 

L’importanza delle sensazioni tattili/gustative legate all’allattamento, condizionano in un certo senso tutto il nostro futuro modo di avvicinarci al cibo. Un rapporto positivo fra la madre e la possibilità per il lattante di nutrirsi di un’atmosfera completamente rilassata e serena, associata alla possibilità di “sentire” presso di sé il corpo della mamma, garantirà in seguito un equilibrato sviluppo psicosessuale.

 

Nel caso di un cattivo legame lattante/madre, verrà compromesso non soltanto quello che sarà il successivo sviluppo psicologico, ma anche lo stesso modo di alimentarsi ed in particolare, di concepire la stessa funzione alimentare.

 

In molte famiglie il rapporto con il cibo diviene centrale. Esistono genitori la cui unica preoccupazione è quella di alimentare i figli dando loro sempre più di quello che necessitano, alterando così il rapporto con le loro esigenze psico/somatiche.

 

Le ricerche psicologiche svolte particolarmente negli Stati Uniti hanno dimostrato che un atteggiamento di questo genere nasconde spesso, un fondamentale disinteresse dei genitori, scaricando gli impulsi aggressivi verso i figli.

 

In queste condizioni il cibo svolge un ruolo di “copertura”, nasconde cioè una reale incapacità sia affettiva che psicologica nei riguardi dei figli.

 

In altre parole, i genitori compensano inconsciamente il loro mancato affetto con eccessi alimentari e si sentono gratificati poiché i figli da grandi non potranno mai dire che essi non li hanno amati!

 

Le caratteristiche tipologiche di questi figli sono abbastanza tipiche: pigri, piuttosto isolati, incontrano difficoltà a integrarsi per il loro senso d’inferiorità.

 

Da loro l’alimentazione eccessiva viene vista come mezzo per sostituire una mancanza d’affetto con qualcosa che è altrettanto fondamentale: mangiare.

 

I genitori con qualche chilo in più mostrano, secondo alcuni psicologi, una particolare tipologia caratteriale: le madri sono spesso ansiose e insicure per cui cercano di legare a sé il figlio attraverso il rapporto con il cibo.

 

Inoltre, la loro ansietà (soprattutto se si tratta di un figlio unico) finisce con l’isolarlo dall’ambiente esterno, nel timore che possa esporsi a possibili pericoli.

 

Saranno così eliminati gli sport, i giochi con i compagni e tutto quello che allontana il piccolo da casa. Il risultato ovviamente, sarà un figlio che cerca nel cibo il compenso alle sue frustrazioni e quindi la comparsa di un aumento del peso sarà precoce.

 

I padri presentano frequentemente dei tratti aggressivi inconsci nei riguardi dei loro figli che vengono “educati” o con eccessiva severità oppure, per compenso, con troppa indulgenza, creando così un clima affettivo del tutto incomprensibile ed un’incertezza generante timori e frustrazioni.

 

L’importanza dell’apparato gastrointestinale nelle manifestazioni psicologiche della vita adulta spiega il suo coinvolgimento in molti casi di “qualche chilo in più”.

 

In effetti, questo apparato esprime simbolicamente l’accettazione o il rifiuto di una determinata situazione. Il rifiuto del cibo (si raggiunge il massimo nei casi di anoressia nervosa in cui il soggetto si lascia letteralmente “morire di fame”) esprime la volontà di sottrarsi ad ogni rapporto.

 

Così, d’altra parte, la ricerca eccessiva degli alimenti serve a “compensare” il vuoto affettivo o psicologico in cui vive l’interessato.

 

Ugualmente, l’apporto del cibo può servire ad acquistare uno stato d’ansia.

 

Il meccanismo psicologico per cui un adulto usa questo tipo di compenso è legato ad una forma di regressione, di ritorno cioè ad un mondo infantile; alla  fase definita orale, in cui il bambino nella primissima infanzia conosce tutto con la bocca: il seno materno, gli oggetti ecc.

 

Cosa può scatenare questa regressione nell’adulto? Le cause possono essere molteplici: una delusione amorosa, l’incapacità di reggere alla dura competizione imposta dalla vita d’oggi, il timore di non poter fronteggiare i propri impegni professionali, la perdita di una posizione di prestigio ecc.

 

Nella donna poi, molte volte il timore di dover affrontare responsabilità connesse alla famiglia, al matrimonio, oppure il non sentirsi realizzata o amata; paura di restare sola per problemi inerenti all’età, o il non saper ciò che vuole dalla vita vivendo situazioni “castrate” dell’infanzia.

 

Spesso diamo agli altri l’immagine di persone felici come se tutto andasse bene mentre dentro di noi esiste solo confusione; ci addormentiamo con difficoltà e se riusciamo a riposare ci alziamo non rilassati e magari con la cefalea.

 

A volte la nostra testa è pesante e allora cerchiamo di lottare per non dimostrarlo; altre volte cospargiamo la nostra pelle di creme e unguenti per mascherare le conseguenze di uno stato ansioso di fondo e di un’alimentazione squilibrata che si riflette subito sul nostro viso.

 

Ci aiutiamo prendendo farmaci di vario tipo, oppure telefonando ad un amico perché la sua voce ci rilassi e non ci faccia sentire più soli; vorremmo sopraffare il disagio che ci limita e non lasciarci avvolgere dal turbine che ci porterebbe alla disperazione, tenendoci sempre in attività…

 

Niente ci potrà aiutare veramente se non cerchiamo di far qualcosa per ritrovare intatta la nostra essenza: l’integrazione della personalità è ciò che consente di vivere in armonia sia con la nostra parte razionale che con quella irrazionale.

 

Nei momenti di crisi, tutti i nostri non vissuti ci crollano addosso, questo con più frequenza nelle persone particolarmente sensibili come nel caso delle donne, che sentono molto prima l’avvicinarsi della crisi; ecco che allora cerchiamo di fare del nostro meglio per rafforzare le difese.

 

Molti dei vissuti individuali si trasformano in stati ansiosi, depressioni, decadimenti, fobie di vario tipo che dobbiamo cercare di scaricare nelle maniere più consone ad ognuno.

 

Taluni rafforzano la repressione sessuale che si manifesta in innumerevoli maniere in rapporto alla propria storia e alle limitazioni o condizionamenti vissuti nell’infanzia.

 

Tutto questo disordine interno dovrà essere in qualche modo scaricato: il modo più semplice sarà farlo attraverso il mangiare.

 

Più di qualche volta mangiamo per soffocare la solitudine anche se siamo in compagnia; abbiamo paura di essere esclusi e allora ingurgitiamo anche se non abbiamo fame solo perché ci illudiamo,  di ritrovare l’effetto mancante.

 

Questo accade anche nella vita di coppia: è un problema che sarebbe interessante approfondire!

 

In momenti di profonda riflessione, succede di soffermarci nel valutare il nostro comportamento di ogni giorno, sentendo il desiderio di vivere in un mondo diverso, basato sulla pace, sulla tranquillità e sulla serenità.

 

È importante abbandonarci a riflettere su cosa stiamo facendo per cambiare e capire che è arrivato il momento di rimboccarci le maniche.

 

Generalmente viene data la colpa alla vita sedentaria, al lavoro o a mille altre motivazioni e chi più ne ha più ne metta. In parte condivido questa affermazione, ma bisogna fare attenzione a che essa non sia nient’altro che una scusa per convincerci di essere nel giusto.

 

Quanti hanno cercato di verificare con l’aiuto di un’adeguata terapia psicologica dove si trova il nocciolo del problema, senza continuare a fare le mille diete dei mille giornali e mille discorsi privi  di fondamento?

 

È importante saper mangiare, nutrendoci con gli alimenti di cui il nostro fisico necessita.

 

Molti hanno coscienza che devono far qualcosa per cambiare ed essere più in armonia con sé stessi, ma quanto dovranno camminare e “mentirsi”, prima che decidano di risolvere alla radice le loro repressioni?? Quante volte ancora dovranno piangere e giustificare i chili in più che condizionano la loro vita?

 

Un altro modo di mascherare le ansie è quello di riempirci di cose da fare per non lasciare mai la  mente libera di pensare al problema reale.

 

Un adeguato rimedio ci renderà coscienti che il nostro correre non ha senso perché non dovremo più sfuggire a niente e apprezzeremo più profondamente ogni attimo della vita, senza bisogno di essere occupati con mille cose perché la vita stessa sarà già completa in noi.

 

Solo così non mangeremo più per compenso ai nostri non vissuti e non avremo bisogno di illuderci di essere importanti.

 

 

 

 

 

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